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martedì, Luglio 5, 2022

LITUANIA: Il diritto all'aborto è sotto attacco – East Journal

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Il parlamento lituano ha compiuto il primo passo verso l'approvazione di emendamenti alla legge I-1562 del 1996 sul diritto dei pazienti e sulle compensazioni per i danni alla salute. I cambiamenti proposti dall'ex della sicurezza sociale e del lavoro, Linas Kukuraitis, ministro l'obbligo per i ginecologi di informare le donne intenzionate ad abortire della possibilità di frequentare i "centri di crisi della gravidanza". Ciò che da alcuni è considerato un cambiamento necessario per aumentare la quantità delle informazioni disponibili alle cittadine è ritenuto da altri un possibile passo verso l'abolizione del diritto all'aborto acquisito recentemente.

I Centri di Crisi della Gravidanza

Il diritto all'aborto è stato reintrodotto in Unione Sovietica a partire dal 1955 grazie all'allora ministro della salute Maria Kovrigina. Infatti, sebbene già dopo la caduta dell'ultimo zar Nicola II era stato permesso donne di porre fine ad una gravidanza indesiderata affidandosi a cliniche mediche, questa possibilità era stata sospesa nel 1936 rendendo chi abortiva colpevole di reato, e quindi perseguibile penalmente. Oggi, grazie alla legge del 1994 le cittadine lituane possono interrompere una gravidanza entro la dodicesima settimana di gestazione assistite medici ginecologi e istituti certificati. Da qualche anno a questa parte, però, a queste figure si sono affiancati i “centri di crisi della gravidanza” (CPC), ovvero, cliniche non sanitarie che, mascherandosi da assistenti imparziali, tentano di convincere le donne a non abortire fornendo informazioni fuorvianti ed esercitando pressione psicologica. Comprendere di dichiarati ai CPC non è facile e gli emendamenti proposti dall'ex ministro Kukuraitis potrebbero aumentare considerevolmente il numero di donne che si rivolgeranno ad essi.

I diritti delle comunità difensori degli umani e della medicina

Le modifiche da Kukuraitis presenti, infatti, che tutte le proposte che intendono abortire, a prescindere dalla necessità o meno di supporto psicologico e informativo, sianote della possibilità di frequentare i CPC. Secondo l'ex ministro, permetterebbe di modificare allo Stato baltico di aumentare sensibilmente le informazioni a disposizione delle cittadine libere che, comunque, lasciare o questa di scegliere se portare o meno a termine la gravidanza. L'apparente libero arbitrale di cui godrebbero, però, non convince i difensori dei diritti umani e la comunità medica che sono preoccupati per i possibili effetti collaterali. Prima di tutto, si teme che la notifica dell'esistenza di queste strutture da di personale medico certificato si trasformi in un vero e proprio indirizzamento parte ad essi, e che la richiesta di informazioni si concluda con un lavaggio del cervello con conseguente nascita di doppiaggio , sentimenti di vergogna e sensi di colpa. Inoltre, a seguito di un aumento di affluenza a questi centri, lo Stato potrebbe decidere di dedicare più risorse ad essi e di farli entrare nel panorama pubblico permanentemente. Una volta più sedimentati nel sistema, gli istituti in grado di ridurre ulteriormente l'opinione portando, plausibilmente, ad un aumento dei voti favorevoli all'abolizione di un diritto acquisito dalle donne solo pochi anni prima.

L'evoluzione della vicenda è da tenere sotto controllo

La proposta di Kukuraitis è ancora in stato di valutazione ma gli attivisti diritti degli umani temono il peggio. Per ostacolare l'influenza dei CPC sull'opinione pubblica riguardo a temi legati alla salute sarà necessario che gli emendamenti non siano approvati. Per ora, ciò che il Centro Lituano dei Diritti Umani (Lietuvos žmogaus teisių centras) ed altri attivisti quali Morgana Danielì, membro del Freedom party lituano, stanno facendo è chiedere ai membri del Seimas, il Parlamento lituano, di non votare a favore delle modifiche e di sensibilizzare i cittadini sul tema. La speranza è che i parlamentari si rendano conto dei potenziali effetti negativi di un'eventuale approvazione e collaborino affinché il Paese non si unisca al numeroso gruppo di Stati conservatori che stanno minando i diritti e le libertà delle donne in questo ambito.

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Immagine: Balticworlds.com

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